Tea, cakes and a little bit of art and creativity!

www.louisemorgan.co.uk/.../tea-and-scone.jpgHi! I’ve come back from six amazing, powerful, so intensive days in London! Ups…E’ vero, sono tornata in Italia. Peccato, il mio inglese stava migliorando sul serio!

Un mese  è passato dal mio soggiorno a Londra. Ho vissuto innumerevoli emozioni, contatti ed esperienze e ammetto che sono rimasta sotto shock per alcuni giorni. Ho decodificato un bel po’ di cose, e di sicuro sono cambiata. Il futuro mi dirà in che modo. Comunque, condivido qualche cosuccia con te.                                                                                              Opera di Louise Morgan

 Partecipare al seminario Freeing your creative genius era il fattore scatenante di questo viaggio. Era pure l’opportunità di eseguire il primo passo verso la realizzazione di un sogno.

 Guardiamo la realtà in faccia, non basta sognare e pensare in positivo per raggiungere un obbiettivo. Bisogna anche AGIRE. Posso passare tutta la mia vita a desiderare ardentemente fare una mostra di successo a Londra, svilupparci la mia attività per poi trasferirmi. Però, senza fare il primo passo, poi il secondo, poi tutti gli altri in seguito, mi rimarrà solo un amaro rimpianto nei miei vecchi giorni: ” Se solo avessi fatto, trovato il coraggio, tentato …”, “… ma aspettavo il momento buono per…”. Si, e cosi, il momento buono non è mai arrivato. Vai a leggere o rileggere “L’attesa: ho il coraggio di scegliere la mia srada?” su questo proposito.

Quindi, nuovo sito web in inglese, nuovo biglietto da visita dove finalmente oso intitolarmi Pittrice dell’anima, “Painter of the soul”, una decina di gallerie selezionate, l’iscrizione al seminario … ed ecco mi qui sbarcando a Victoria Station, in mezzo ad una Londra brulicante di vita.

 Il mio cuoricino batte forte forte, come se io fossi una pioniera sulla via del suo Nuovo Mondo. Respiro a pieni polmoni l’energia potentissima, quasi sopraffante  che pulsa attorno a me. Ragazzi, mi sento felice. Questa sensazione di essere tornata a casa …

 Il sapore della prima “nice cup of tea” (il te li è tutto un’altra cosa), l’ambiente caloroso del primo pub, il piacere goloso del primo “apple pie” ( una specie di torta alle mele, sono golosa)… Tutto questo è inconfondibile, irrepetibile in un altro paese.

 Cominciamo a lavorare già dal Venerdì sera. Nella sala, sono tutti inglesi tranne noi 5 da Roma (in realtà, una canadese, un’americana, una francese e due italiane). Sul palcoscenico, John Sterling Carter, un Access Facilitator.

 Due giorni dopo, che cosa è successo? Difficile da spiegare. Lui ha la capacità di sentire proprio dove è il punto dolente delle persone e di piombarci addosso, smontando, passando oltre le strutture mentali per fare intravedere, sentire altre opportunità. Il moto di Access è di permettere di aprirsi alle infinità possibilità dell’Universo e di riceverle grazie all’uso di domande aperte e di frasi e processi di pulizia.

 Sembra facile e troppo semplice cosi spiegato, ma è potente, l’ ho sperimentato sulla mia pelle. Quindi, a parte il fatto che ci siamo divertiti molto, la Domenica sera mi sentivo proprio strana, diversa.

 Tornata a Roma, ho ripreso le mie meditazioni e hanno riflettuto quello che mi sentivo dentro: il bianco assoluto, il vuoto. Un azzeramento di quello che finora rappresentava degli obbiettivi certi, proseguiti da vari mesi o addirittura anni.

 E’ molto destabilizzante. Chi sono realmente, che faccio adesso, dove vado? Dopo una seduta di Bars (tramite il tocco di punti sulla testa, si lasciano andare le cariche elettriche detentrici di pensieri, idee, credenze, emozioni diventati obsoleti), mi sono sentita un po’ meglio per poi riprendere possesso di me, usando le risorse alla mia disposizione, e proseguire per la mia strada.

 Conclusione:

 – al mio ritorno, mi è apparso evidente di riscrivere il mio libro in un modo diverso. Sono molto contenta del poco che ho già ripreso. Solo che mi ci vorrà un anno per completarlo!

– mi sono resa conto che tutti i questi anni, mi ero totalmente identificata alla mia attività di pittrice. ERO una pittrice. Sbagliato! Faccio la pittrice, un sacco d’altre cose e sono in ogni modo molto di più ancora. Mi sono permessa di accogliere nella mia vita altre opportunità.

– Questo metodo mi sembra più adatto, senza nessun giudizio da parte mia, a delle persone piuttosto rigide che agiscono prigionieri di schemi mentali molto presenti. Scoprire le infinità possibilità dell’Universo e rompere il botto di ferro in cui vivono, buttare i paraocchi e scoprire che la scelta è possibile ogni 10 secondi… … non è mica male.

– Per chi, come me, lo sa già, e ha una tendenza a partire su 1000 progetti tutti più creativi l’uno dell’altro, direi che c’è il rischio di perdersi.

Poi ho passato tre giorni da sola a percorrere la città e visitare delle gallerie d’arte. Questo è un argomento sul quale forse farò un articolo più in là. Sono ad Amsterdam questo weekend, con figli e ex marito, ma spero di poter anche li entrare in qualche galleria.

Insomma un’esperienza ricca d’insegnamenti.

 PS. Mi chiedi delle notizie dei quadri in corso? Beh… sono proprio in corso e ammetto che dipingo ben poco in questo periodo.

Nel suo libro altamente raccomandabile “I’d rather be in the studio” (Preferirei rimanere al mio studio), Alyson Stanfield, una coach americana specializzata negli artisti, martella che un artista deve dedicare 50 % del tempo al suo proprio marketing. In effetti, sono entrata in una fase di viaggi e promozione.

Pazienza… Il tempo dei pennelli e delle lunghe ore nello studio tornerà.